PUNTO D’ARRIVO

 

 

 

Si tratta tanto di ciò a cui siamo arrivati in seguito ad un’interrogazione sul divenire della specie e sul fatto che l’individualità, per ogni uomo, per ogni donna, è stata costantemente negata attraverso un immenso processo di repressione, quanto di ciò a cui questa specie è pervenuta. Noi enunciamo semplicemente.

Lo svelamento dell’ontosi-speciosi che si caratterizza fondamentalmente come un rinchiudersi in tutte le sue forme. Così la specie tende a rinchiudere l’intero pianeta in un complesso di cemento, di acciaio, di vetro, di plastica, per rinchiudervisi e proteggersi, mettendo in moto un’immensa catastrofe e il rischio della sua estinzione.

Con questo svelamento si evidenzia simultaneamente lo scacco dell’uscita da natura. La specie non è riuscita a mettersi al sicuro e ad abolire l’angoscia indotta dalla minaccia che, sotto la sua forma più estrema, è quella della sua estinzione.

L’ontosi-speciosi, così come lo scacco dell’uscita dalla natura si svelano sempre meglio attraverso il fallimento dei ricoprimenti, il più potente dei quali fu il capitale, morto potenzialmente dalla fine degli anni settanta.

Con la virtualità, forma autonomizzata del capitale e insieme sua dissoluzione, la specie cerca di sfuggire alla minaccia immergendosi nella negazione.

Il fallimento dei ricoprimenti si esprime anche nelle teorizzazioni della debolezza di dio e della natura. La debolezza di dio segnala la difficoltà sempre più grande ad effettuare il processo di repressione indotto dall’uscita dalla natura, a causa dello scacco cui conduce questa uscita, e dell’evanescenza degli uomini e delle donne espropriati della loro realtà, dunque della loro potenza. Essa si esprime parimenti con la fine della produzione (la poiesis) che, spettacolarmente, si rivelò agli inizi del secolo scorso con i ready mades.

Per dimenticare e sfuggire alla minaccia, la specie si era lanciata, dapprima in Occidente e poi nel resto del mondo, nell’esaltazione della produzione (fenomeno del capitale). Successivamente essa ricorse al consumo, che avrebbe dovuto calmare la sua angoscia facendola accedere al godimento. Ma la «società dei consumi» si rivela essere una società di accumulazione di rifiuti, di deliri e di insoddisfazioni, in cui il godimento è impossibile e il rischio di estinzione si reimpone a causa di un’asfissìa totale del processo di vita sotto l’accumulazione di immondizie di ogni sorta.

Per cogliere il reale ed evitare le trappole delle proiezioni, la specie mise a punto la scienza sperimentale. Lo scopo era il «disincantamento», vale a dire mettere in evidenza che la natura, il cosmo, esistono per virtù propria, ma sono i supporti di diversi fantasmi le cui ipostasi furono gli dei, i demoni, ecc.. Con la scienza sperimentale il progetto era di cogliere il reale. Ora, al giorno d’oggi, l’inaccessibilità di quest’ultimo si impone agli scienziati. Da allora tendono a svilupparsi diverse teorizzazioni spiritualiste, occultiste, ecc., nelle quali sono inclusi d’altronde gli ultimi risultati della scienza. Come fa notare Lucio Russo, si assiste ad un fenomeno simile a quello che ebbe luogo alla fine dell’ellenismo e con il trionfo della pax romana.

Lo scacco della scienza sperimentale, più precisamente degli scienziati, è quello di voler rinchiudere il reale in una spiegazione ultima e unitaria: un monoteorismo analogo al monoteismo.

Questo divenire attuale testimonia che la scienza stessa – come l’arte e la letteratura – ha avuto soprattutto una funzione di ricoprimento, che sfociava spesso in un rinchiudersi, pur essendo stato un tentativo di uscire dall’impresa del meccanismo infernale, ciò che le dava una dimensione liberatrice.

Risultando il reale inaccessibile, la specie si ritrova in una situazione paragonabile a quella conosciuta migliaia di anni prima: il reale è accessibile solo attraverso la mediazione di entità invisibili.

In altri termini, la specie tende a rivivere il suo stato di abbandono originario; da qui l’affermazione ossessiva del momento mistico che permette la fioritura di diversi misticismi, il risorgere dello sciamanismo, di vari culti, ecc.

Tramite la magia, la religione, la filosofia (o diverse forme di pensiero), poi tramite la scienza sperimentale, la specie ha cercato di razionalizzare un irrazionale che la assilla. Tutto il processo di conoscenza ha in effetti mirato a questo scopo, così come alla giustificazione e alla discolpa.

Questo irrazionale si è instaurato in seguito all’uscita (rottura) dalla la natura, e in seguito alla repressione parentale che ne deriva, conducendo tutti e ciascuno a subire questo irrazionale sotto forma di vissuto: i genitori amano i loro bambini; ciò nonostante, per adattarli ad un mondo fuori natura, fanno loro del male e gli impediscono di accedere al godimento.

La restaurazione del momento mistico indica che la specie, dopo una vasta erranza al termine della quale essa registra uno scacco, si ritrova in uno stato di abbandono con il rischio dell’estinzione.

Il processo di conoscenza che caratterizza fondamentalmente Homo Sapiens non ha permesso di aggirare la minaccia né di medicare (pensare, meditare è medicare) la ferita della separazione. Occorre quindi riviverla pienamente, rimettendosi in continuità con tutto il fenomeno vita, al fine di liberarsene ed emergere.